Il destino dei Serbi (Sorbi) di Lusazia

“O terra serba! Mai ti dimentico!

Il tuo volto rivedo nei pensieri nel mezzo dei sogni.

Il tuo nome nome mi risuona come una chiara campana…”

Jakub Bart-Ćišinski sulla sua “Rjana” Lusazia

 

 

“Chiedo, perché nessuno di loro “Antiglobalisti” protesta contro l’oppressione nazionale dei popoli slavi in Europa? Il genocidio e la germanizzazione dei Lusaziani (Serbi), che sono un antico popolo europeo, che vive da sempre nella Lusazia non viene notato da nessuno tranne che dagli altri slavi? Il soffocamento di questo popolo continua ancora oggi in Germania – sono vietate le scuole in lingua serbo-lusaziana, si effettua la germanizzazione forzata, vengono creati ostacoli burocratici alle istituzioni culturali serbo-lusaziane, gli vengo proibiti i loro media. Europei! Il tutto sta accadendo nella casa più europea che abbiate!” – scriveva nel 2003 Vladimir V. Dushkin seccato dal comportamento degli antiglobalisti che si occupavano di problemi secondari invece di accorgersi della sofferenza dei Serbi di Lusazia nel cuore dell’Unione Europea.

Purtroppo, nemmeno nel 2015 la situazione non è cambiata. Se i globalisti si sono fatti sordi, che ne è dei Serbi dei balcani e della Repubblica di Serbia? Perché gli altri slavi dormono? Forse (solo) per la paura della reazione dell’Europa? Questa è la conclusione suggerita da due ricercatori serbi, Sava S. Vujic’ e Bogdan M. Basaric’, nella monografia “I Serbi del Nord, un popolo (Non) Dimenticato”, constatando che un titolo come “I Serbi in mezzo all’Europa” avrebbe avuto un suono spettrale, considerando che in Europa sono stati “nutriti” da velleità e falsità mediatiche e politiche della propaganda antiserba. Come gli Europei, anche gli attuali Serbi dei Balcani “non hanno la più pallida idea del fatto che i Serbi abitano l’Europa da più di 2000 anni!” Loro sono ‘convinti’ che i Serbi ‘in una qualche misteriosa maniera’ siano diventati un popolo del continente Europa. “L’Europeo ‘Moderno’ non sa che i Serbi arrivarono in Europa centrale prima o a cavallo della nascita di Cristo” (K.G. Anton), né che Adolf Hitler inizio la Seconda Guerra Mondiale dall’antica capitale (dei Serbi setentrionali) di Zhorželec, oggi Görlitz!

I Serbi settentrionali sono così diventati ciò il destino infausto li ha indicato di divenire, di essere un “popolo morente”! E questo da già mille anni! Ma in nessun modo sono riusciti ad incenerirli o eliminarli perfidamente, con l’assimilazione, come è invece accaduto con gli Slavi della Polabia o Polabiani, che una volta si estendevano fino alle “pianure Olandesi”.

L’imponenza della tragedia viene mostrata molto chiaramente dai numeri. Durante l’esistenza della DDR (Repubblica Democratica Tedesca – Deutsche Demoktratische Republik) il numero documentato di Serbi Lusaziani era di 100.000, dopo il 1989 e la riunificazione delle due Germanie il loro numero crolla a 69.000. I Serbi di Lusazia sono scomparsi per più motivi, il primo è il genocidio dei Serbi Lusaziani (i ricercatori russi sono concordi nel fatto che il genocidio dei Serbi settentrionali, ossia dei Serbi di Lusazia, è il primo genocidio di un popolo slavo), il secondo è la germanizzazione.

Dal 2004 la Germania ha ridotto gli stanziamenti per i Serbi Lusaziani a soli 141.000€ annui, fatto che ha dimostrato ampiamento il contesto di discriminazione al quale sono soggetti. Essenzialmente, i governi della Germania unitaria considerano u Serbi di Lusazia “un popolo creato artificialmente dai comunisti dell’ex DDR (Repubblica Democratica Tedesca), con ciò meritevoli di essere cancellati dalla faccia della terra. Ma, I Serbi di Lusazia non sono una creazione comunista, ma un popolo autoctono, che sta scomparendo a causa della discriminazione e dell’assimilazione, fa notare il portale russo voprosik.net.

 

Tentativi di Resistenza

 

I politici e l’intelligenza serbolusaziana ritengono sempre più critica la posizione della politica tedesca nei confronti del loro popolo. Hejko Kozel, Serbo di Lusazia e deputato in Sassonia, sottolinea che i diritti dei Serbi lusaziani non sono al livello di quelli che l’Unione Europea garantisce alle minoranze etniche. I rappresentanti dell’intelligenza mostrano che lo stato ha eliminato gli aiuti e le sovvenzioni per le associazioni e le istituzioni di questa minoranza ma che anche con la deindustrializzazione consciamente favorisce la migrazione dei giovani Serbi di Lusazia verso centri economici più forti nel cuore del paese. L’unificazione delle due Germanie ha portato numerosi problemi: disoccupazione e migrazioni interne, assimilazione, Un divieto ‘discreto’ della lingua Serbolusaziana, infine la demotivazione dei giovani a imparare la propria lingua madre.

Tragico è anche il seguente dato: fino all’unificazione della Germania il Serbolusaziano veniva imparato da 5.000 studenti, dopo l’unificazione questo numero crolla a 1.700 e attualmente si verifica la chiusura delle scuole Srbolusaziane ha causa della “mancanza di iscritti”, seppure in alcune scuole ci sono più di 100 iscritti. Gli aiuti ai Serbi di Lusazia sono arrivati dalla Rep. Ceca ma non dalla Serbia e dagli altri paesi slavi. Le scuole erano importanti perché, oltre all’ambiente famigliare, erano un ulteriore luogo dove parlare la propria lingua madre.

Un importante problematica per i Serbi di Lusazia è che non hanno uno “stato madre”, la Serbia non ha mai preso in considerazione tale ruolo pur avendo una moltitudine di motivi per farlo, il più importante dei quali è il fatto che stiamo parlando dello stesso albero genealogico, fatto dimostrato dall’analisi del DNA. Vero è che di tentativi ce ne sono stati, come nel caso di Jurij Rjenc che è un Serbo Lusaziano che ha studiato nel Regno di Jugoslavia (1931/1932) è lasciato testimonianze dell’esistenza di associazioni Serbolusaziane in Jugoslavia che auspicavano e incoraggiavano rapporti reciproci. Con la disfatta del Terzo Reich la Lusazia ricade nella zona di occupazione sovietica, fatto che ha risvegliato le speranze slave dei Serbi di Lusazia, già all’inizio del 1946 Rjenc è nuovamente a Belgrado come rappresentante del Consiglio Popolare dei Serbi Lusaziani in Jugoslavia. Il destino dei Serbi di Lusazia è incerto, sogna l’autonomia e l’unione alla grande comunità degli stati slavi perciò cercano assensi e sostegno. Per questo Rjenc è andato personalmente da Tito a convincerlo di sostenere la causa del suo popolo e portarla dai russi facendogli ottenere un incontro tra la sua delegazione e quella russa a Mosca, ma senza successo come alla fine della Prima Guerra Mondiale quando inutilmente furono tentati gli stessi propositi.

Durante l’esistenza del regno Cecoslovacco, esso ha fatto da “madre” ai Serbi Lusaziani, ma con la successiva separazione di Cechi, Slovacchi e Polacchi questi hanno perso interesse nel difenderli e un altro amaro boccone lo hanno portato le integrazioni Euro-Atlantiche– le relazioni inter-Slave sono state etichettate come marginali o non pertinenti, retrograde e venivano persino sospettate da Bruxelles e Washington con anti-Euroatlantiche, di conseguenza per forza orientate verso la Russia. In tal modo sono state trascurate molte questioni nazionali importanti dato che era diventato “politicamente scorretto porle poiché era richiesta la completa lealtà ai leader Euroatlantici, e queste si poteva dimostrare solamente mettendo da parte i propri interessi”. Questo ha creato la rottura dei rapporti inter-Slavi, di cui il fardello più grande è ricaduto sui Serbi, sia Lusaziani che balcanici, anche se in verità per la maggior parte sui primi che nelle relazioni inter-Slave avevano il maggior interesse.

Prendendo in considerazione che il numero sei Serbi di Lusazia è decrementato a 67.000 persone, la loro questione si può risolvere anche con la scomparsa di questo Ethnos autoctono dell’odierna Germania, ma uno degli ultimi forse possibili tentativi di salvare questo popolo è l’articolo di Oleg Zilbert che sul portale fb.ru nel gennaio 2015 ha nuovamente riaperto la “questione dei Serbi di Lusazia”, questa volta però rivolgendosi alla Russia ricordando dove vivevano e dove vivono ora, perché tutti i tentavi e le richieste non hanno dato frutto ne portato i tanto sperati aiuti, men che meno sono arrivati dalle tanto acclamate Integrazioni Euroatlantiche e dall’UE.

 

Una storia dolorosa piena di orgoglio

 

I Serbi di Lusazia sono l’Ethnos slavo con il minor numero di persone, secondo le fonti ufficiali per il censimento della popolazione in Germania nel XIX° sec. Il numero di Serbi (Lusaziani) nei vari periodi era il seguento: nel 1849 – 141.649 ab., nel 1868 – 200.000 ab., nel 1880 – 131.500 ab., nel 1892 – 100.609 ab., nel 1925 – 71.203 ab., riferiscono Vujic’ e Basaric’, ora sono stati ridotti a 67.000 persone anche se vivono nella loro vera e mitica terra natia.

Loro pronunciavano il proprio nome Serb o Serbja con un particolare brivido e orgoglio, lo ha ben notato lo scrittore serbo Svetislav Vinazer e lo ha sottolineato nei racconti dei suoi viaggi: “Loro (i Serbi Lusaziani) quando pornunciano Serb si rimpieno la bocca, il cuore, il petto. Mai avevo sentito pronunciare la parola Serbo con tanto amore, felicità, con così mistica ispirazione…”. Sono discendenti dei popoli più antichi d’Europa – Gli slavi della Polabia assieme ai Serbi dei Balcani, i Serbi di Lusazia sono Cristiani cattolici o protestanti e vivendo a stretto contatto con i tedeschi hanno assimilato molto della loro cultura.

I Polabi hanno avuto un proprio stato formato dall’unione di più tribù: i Ljutici, i Bodrici e i Serbi. L’unione tribale è un tipico modello organizzativo degli slavi pagani ed era legato alla religione, cosa che l’Europa cristiana di allora non desiderava avere accanto a sé, per di più se questo stato era belligerante. Della belligeranza dei Polabi ha scritto persino Tacito, ha constatato il portale maxpark.com nell’articolo metaforicamente intitolato “Destinati ad essere nemici”!

Il più duro colpo i Serbi Lusaziani lo hanno subito dai tedeschi, pur resistendo fino al IX sec d.C., quando il loro stato formato dall’unione di tribù slave è stato distrutto dall’attacco del generale del Sacro Romano Impero Germanico – Enrico I. Da allora i tedeschi con l’aiuto della chiesa Cattolica effettuano la distruzione e l’eliminazione degli slavi della Polabia, con rapidità vengono sconfitti e distrutti la tribù dei Ljutici e dei Bodrici, non però i Serbi (Lusaziani) che dalla loro avevano una tradizione di statualità e una forte identità, infatti durante il VII sec. d.C. crearono lo stato chiamato “Serbia della Polabia” che si estendeva fino alle terre meridionali della Germania orientale ma proprio in questo periodi vengono fortemente indeboliti, poiché un numero importante di abitanti migra verso i Balcani nelle terre dei Serbi meridionale considerati fino ad allora la stessa tribù/nazione.

Per sopravvivere i Serbi della Polabia si univano spesso alle altre tribù slave, come i Cechi, i Ljutici ecc. ma, la Serbia Polabica è stata distrutta nel X sec. d.C. da Enrico I di Sassonia, detto Enrico l’Uccellatore, che nella conquista uccise gran parte della popolazione, fatto confermato da storici russi che descrivono l’evento come un genocidio ai danni dei Serbi della Polabia e degli altri slavi, dato che i tedeschi ammazzavano la plebe, insistentemente, senza pietà e sistematicamente e dopo questa strage i Serbi della Polabia non si sono più ripresi ne hanno più ricreato un proprio stato. I discendenti dei Serbi della Polabia che sono sopravvissuti al genocidio sono gli odierni Serbi di Lusazia.

La storia testimonia che i Serbi di Polabia o Lusazia hanno avuto i propri periodi di crescita e di perdite dopo il X sec., purtroppo in seguito alla totale distruzione del loro stato, soprattutto di perdite. Quindi, dopo la sconfitta il principe Golshtak ha riunito incluse le odierne Meclenburgo, Schlewig-Holstein e la città di Lübeck. Capendo che senza l’accettazione del cristianesimo non sarebbero sopravvissuti, ossia che gli attacchi alla Polabia essendo di carattere religioso non sarebbero cessati, il principe Golshtak si rivolse ai Cechi per essere battezzato e successivamente in modo zelante ha imposto la confessione Romano-Cattolica a tutti i suoi sudditi e ci riuscì, eppure anche questo atto fu vano e non salvo i Serbi Lusaziani da futuri attacchi, infatti nel XIII sec. vengono attaccati dai Crociati che li conquistano e risuddividono le loro terre in Marche e Ducati a capo delle quali vengono messi cavalieri crociati tedeschi ed ecclesiastici cattolici. Dopo la liquidazione del loro principato i Serbi della Polabia si concentrarono nella regione della Lusazia, da cui prenderanno il nome odierno e come Serbi di Lusazia venivano considerati tutti i Serbi abitanti la Sassonia meridionale e la Bavaria settentrionale.

Nel 1076 in un accordo con i Cechi, Enrico IV cede a questi ultimi che sono un popolo slavo i territori abitati dai Serbi di Lusazia, fatto che ha marcato l’inizio del differente avanzamento storico rispetto ai Serbi dei Balcani. C’è da dire che i Cechi e i Serbi Lusaziani hanno organizzato un’ottima collaborazione culturale e questo periodo per quest’ultimi è uno dei migliori della loro storia, i Cechi convertono definitivamente i Serbi Lusaziani al Cattolicesimo e hanno anche influenzato molto la loro lingua, in quel periodo infatti la loro lingua (lo Slaveno-Serbo) apparteneva al gruppo delle lingue slave meridionali ma l’influenza Austro-Ungarica e un ulteriore ondata di germanizzazione hanno definitivamente cambiato la lingua.

Malauguratamente, gli Asburgici annettono le terre ceche e serbe e questo porterà ad ulteriori peggioramenti, infatti nel XVII sec. la Lusazia viene accorpata alla Sassonia aggravando la situazione dei Serbi di Lusazia. Non cambierà nulla nemmeno nel 1871 quando avviene l’unificazione delle terre tedesche, terre in cui non c’era spazio per una componente slava dato che nell’ideologia della “grande nazione tedesca” la cultura dei Serbi Lusaziani veniva rinnegata, veniva vietato l’insegnamento della loro lingua, come l’uso della stessa in documenti ufficiali, in orazioni, l’apposizione di qualsiasi cosa scritta in serbo in posti pubblici. I Giorni festivi per Serbi diventarono giorni lavorativi e per un’ironia sadica anche nel lavoro venivano discriminati, venivano infatti presi a lavorare solo quelli che parlavano il tedesco con accento sassone o bavarese, quando i Serbi di Lusazia parlavano tutti il tedesco con accento slavo.

 

Il tormento nel XX sec.

 

Con la fine della Prima Guerra Mondiale e la proclamazione della Repubblica di Weimar non ha portato alcun miglioramento per i Serbi di Lusazia, i loro rappresentati pubblici si rivolsero alla Lega delle Nazioni per perorare la propria causa e ottenere lo status di minoranza etnica senza riportare alcun risultato positivo, nel mentre i tedeschi sprofondavano sempre più nella spirale sciovinista, seppur, durante il regime nazista i Serbi Lusaziani sono l’unico popolo ad aver evitato la pulizia etnica, poiché i nazisti li consideravano tedeschi che parlavano la lingua Venda lasciandoli in pace, ma questo non permise loro di coltivare la propria cultura, proprio perché considerati tedeschi non gli venne concesso l’insegnamento della loro lingua e quindi di crescere i propri figli nello spiriti Serbo Lusaziano, d’altro canto il loro potenziale biologico è rimasto intatto.

Ancora oggi l’opinione pubblica tedesca non riconosce l’esistenza di questa nazione, considerandola “un organismo anacronistico non vero, destinato a scomparire”.

Bisogna dire che probabilmente il XX° sec. è stato per loro il più duro in termini assoluti, nel quale sono sopravvissuti a due Guerre Mondiali che hanno ridotto la loro già esigua comunità ma anche ad un’aggressiva assimilazione da parte dello stato tedesco. La loro salvezza è arrivata assieme all’Armata Rossa che li ha messi in salvo dalla completa eliminazione, infatti Pawoł Nedo, uno dei leader del movimento nazionale dei Serbi di Lusazia, il 27 aprile 1947 disse: “Se non fosse stato per il governo provvisorio russo in Lusazia, non esisterebbe il popolo dei Serbi Lusaziani”; Purtroppo l’URSS non ha sostenuto il desiderio dei Serbi di Lusazia di essere annessi alla Cecoslovacchia o di creare un’entità statale indipendente ma si è prodigata per farli rimanere in territorio tedesco con però una garanzia dei diritti nazionale. I Serbi Lusaziani però volevano creare un proprio stato, una “Lussemburgo Slava” – La Lusazia, ma il presidente dell’URSS non ha prestato attenzione ha questa richiesta né poi, con l’unificazione della Germania, ha fatto nulla per la loro autonomia.

Nel 1948 sotto pressione del’URSS, la Germania vota una legge sui” Diritti dei cittadini di lingua Sorba” che per la prima volta nella loro storia garantisce ai Lusaziani il diritto di esistere come nazione e di creare propri sistemi scolastici, organizzazioni e associazioni, ma pur dandogli molti diritti questa legge non veniva sempre applicata in tutte le sue voci, basti pensare che nel 1952 le autorità della Germania dell’est sono riuscite a mettere a capo dell’organizzazione nazionale dei Serbi di Lusazia Kurt Krenz, “di origini Serbolusaziane”, rendendo tramite lui inefficace questa legge così agognata. In quel periodo verrà infatti effettuata una riforma amministrativa e le terre dei Serbi di Lusazia verranno nuovamente divise, il tutto senza alcuna opposizione della “Domowina”(l’associazione nazionale dei Serbi Lusaziani, n.d.r.), inoltre l’onnipresente controllo e la censura da parte del Partito Comunista furono il marchio distintivo di quel periodo, le quali influirono molto negativamente sulla vita quotidiana dei Serbi di Lusazia in Germania Est.

Un fattore che ha portato conseguenze estremamente negative per la popolazione Serba della Lusazia è stato il programma di industrializzazione della Lusazia centrale e inferiore, che ha creato una forte migrazione tedesca nelle terre dei Serbi, modificando in favore dei primi la composizione etnica del territorio.

Il colpo più duro però fu lo sviluppo dello sfruttamento del carbone negli anni ’80 del secolo scorso, poiché i maggiori giacimenti si trovavano proprio sotto alcuni dei più grandi e importanti paesi e cittadine Serbo Lusaziani e a causa dell’estrazione del carbone questi paesi e cittadine scompaiono mentre la popolazione Serba vieni rilocata in città, fatto per il quale in pochi hanno protestato salvo l’intelligenza Serbolusaziana, con a capo Juri Koch. La gioventù dell’opposizione Serba ha provato ha creare un’iniziativa tramite un giornale, ma questo venne in breve proibito dalle autorità comuniste e questo fece sì che i paesini venissero spopolati e la popolazione esposta in città all’assimilazione.

Secondo dati ufficiale della DDR, nel 1958 esistevano 101 scuole in Serbolusaziano ma nel 1964 il ministro dell’istruzione dichiarò la lingua Serbolusaziana non obbligatoria creando un forte declino dell’interesse degli alunni ad imparare questa lingua. In quell’anno infatti si registra il crollo di studenti che studiavano quella lingua da 12.000 a soli 3.000 e se un genitore voleva che il figlio imparasse il Serbo doveva farne richiesta scritta, oltre a ciò la lingua Serbo-lusaziana nella società tedesca aveva uno status di inferiore, cosa che alimentava il disinteresse da parte dei giovani e demotivava i genitori dal mandare i propri figli ad impararla.

Nonostante tutto, nella Germania Est, nascono organizzazioni scientifiche, musei, teatri, mass media e associazioni culturali che sopperivano ai bisogni dei Serbi di Lusazia e che rallentano consistentemente il processo di assimilazione, fatto poi usato come fiore all’occhiello da parte del regime comunista nella “Risoluzione con successo delle problematiche di questa minoranza”, e queste istituzioni saranno poi con l’unione delle due Germanie la colonna portante della comunità Serba di Lusazia.

Tralasciando tutte le peripezie, i Serbi Lusaziani hanno portato alla Germania unita, secondo le parole di Martin Kasper: “una fantastica letteratura, scienza e arte, uno sviluppato sistema di istruzione e una forte editoria con importanti e avanzate tipografie”, però appena prima dell’unificazione della Germania il territorio serbo viene nuovamente suddiviso tra Sassonia e Brandeburgo, ma grazie alla dirigenza dell’associazione nazionale “Domowina” che riuscì a prendere parte ai tratti di unificazione della Germania, nel Trattato di unificazione finale viene inserito un articolo che prevede la conservazione e la libertà delle istituzioni nazionali e culturali Serbolusazione e la conservazione delle reti di associazioni nazionali create nella DDR. Da quel momento i Serbi di Lusazia si sono ritrovati a fronteggiare Serbofobia e i motti antiserbi di una parte della popolazione tedesca, iniziarono così manifestazioni contro “comisti e Serbi” e si videro striscioni con scritto “Comunisti e Serbi nelle camere a gas” e anche “Stranieri e Vendi – FUORI!”

Dopo la riunificazione sono innumerevoli gli eccessi, come ad esempio il non servire nei locali chi parla il Serbolusaziano, alcune aziende hanno addirittura messo una clausola nel contratto di lavoro nella quale viene proibito ai Serbi di Lusazia di usare la porpria lingua durante l’orario di lavoro. Seppure sia il parlamento della Sassonia che quello di Brandeburgo nel 1992 nelle proprie costituzioni contenevano la salvaguardia dei diritti dei Serbi Lusaziani, come il diritto di questi ad adoperare la propria bandiera e il proprio stemma, questo veniva attuato solo nella regione del Brandeburgo, mentre la Sassonia ostruiva la propria costituzione.

“Tra l’altro”, fanno notare Vujic’ e Basaric’ “è da più di 2000 anni che perdura l’anabasis dei Serbi della Polabia – la ricerca della giustizia umana e del diritto etnico! Attraverso un tempo infinito e, purtroppo, in uno spazio sempre più ridotto. Loro ancora adesso alle tre domande di base di Kant: Cosa posso conoscere, cosa posso fare e in cosa posso sperare, possono dare risposte da Spartani: 1) la sofferenza; 2) sopportare; 3) in nulla!”

L’elité dei Serbi balcanici ha dimenticato i Sebi di Lusazia, nel celebre libro “I Serbi nella civiltà europea” nessuno si è ricordato almeno di nominare i Serbi di Lusazia, che vivono nel cuore della civiltà europea da millenni, oltre ciò, anche se la loro lingua e comprensibile agli altri Slavi, soprattutto ai Cechi e ai Polacchi e a Belgrado si riunisce il “Gruppo di Slavisti” nessuno si è ricordato di includerli. La dice lunga su di noi (Serbi balcanici n.d.r.), tuttavia la “Facoltà di Filologia” a Belgrado è riuscita ad includere nella cornice del progetto “Rastko” in una pubblicazione su internet le più importanti informazioni sui Serbi di Lusazia… è qualcosa.

Infine, dobbiamo sottolineare che la tragica storia dei Serbi di Lusazia si ripete per intero ai loro parenti balcanici, il contributo tedesco nell’eliminazione, discriminazione e disintegrazione dei Serbi dei Balcani è stato ed è tutt’ora importantissimo, come il contributo nella divisione dell’eité serba, la sottrazione e lo smembramento delle terre serbe (Repubblica Serba di Krajina, Kosovo e Metohija, Montenegro), il divieto di unificazione della Republica Serba di Bosnia e della Serbia… tutto, quindi, perfezionato magistralmente. In altre parole, i tedeschi hanno riservati ai Serbi balcanici lo stesso destino dei Serbi di Lusazia.

 

La Zarina russa Katerina II – Serba

 

Nel territorio della Serbia Polabica nacque una ragazzina di nome Sofija Angalt-Zerbstkaja(serba), che divenne la Zarina russa Katerina II e grazie alle sue origini serbe si integrò velocemente nell’ambiente aristocratico russo, portando non pochi vantaggi alla Russia. Interessante è il fatto che quando ha saputo i Serbi balcanici avevano creato l’Oblast’ di Novaja Serbija in Malorussia, lei ha vietato l’uso della parola Serbia nel nome di questa Oblast’. Anche Bismark, oltre a Katerina era un Serbo di Lusazia, suo nipote oggi vive Subotica nella Serbia balcanica.

 

La repressione della cultura

 

Quello che non è stato distrutto dalle armi tedesche lo hanno distrutto le parole tedesche, le città e i paesini Serbolusaziani sono stati rinominati cosicché Branibor diventò Brandeburgo, Sasin divenne Zossen, Dezdzani ora è Dresden, Torgava – Torgau, Plavno – Plauen… Le autorità hanno vietato la lingua serbolusaziana tanto nelle istituzioni quanto nelle chiese, nei tribunali e nelle scuole, persino Martin Lutero disse che “i Serbi di Lusazia sono il peggior popolo” predicendo cha da li a cent’anni non sarebbero più esistiti, Friederich Engels invece scrisse di loro al passato: “Queste regioni slave sono completamente germanizzate, ciò e fatto e non si può più tornare indietro, salvo che qualche panslavista non imponga con la forza agli abitanti di Leipzig, Berlino e Dresda la lingua serba, venda o obodrita”.

 

La soluzione medievale definitiva

 

Le autorità germaniche crearono la politica di distruzione dei Serbi nel periodo che va dal 1293 al 1327 e la stessa viene attuata tutt’ora, non solo ai danni dei Serbi di Lusazia ma anche di quelli dei Balcani, ai Serbi venivano sottratte le proprietà, venivano marginalizzati e oltretutto assimilati. Lo stato vietò l’uso della lingua Slavo-Serba nei luoghi pubblici, pena per i trasgressori – la morte, e i Tedeschi trasformarono le città slave in fortezze della cultura germanica atte alla germanizzazione, non bastasse, durante la guerra de trent’anni 1618-1648, tra Romano-Cattolici e Protestanti, nei territori della Serbia Polabica morì il 50% della popolazione Serbolusaziana. Il risultato fu oltre che la riduzione del potenziale biologico, anche la riduzione della popolazione parlante il serbo.

 

Autore: Dr. Zoran Milosevic’

Traduzione: Nikola Kovacevic